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mercoledì 27 febbraio 2008
Enunciato: Essendo Dio "infinitamente buono" , non potrà mai causare o essere il male; essendo Dio "onnipresente" è presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo dio "onnipotente" può vincere contro ogni forza antagonista.
Paradosso: Assumendo l'esistenza del male in senso cristiano, o Dio non è onnipresente (altrimenti il diavolo sarebbe una sua parte), o Dio non è onnipotente (in quanto il diavolo esiste), o Dio non è infinitamente buono (poiché il diavolo sarebbe una creazione di Dio).
Il paradosso - o questione dell'esistenza del Male - si può enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bontà di Dio, senza attribuire alcuna rilevanza alla questione della "presenza". In tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono così presi in considerazione solo in quanto "princìpi causali" indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche.
In quest'ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della "onnipresenza" non sono valide.
Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del "male". L'obiezione più frequente è che il male è legato al "libero arbitrio" e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitrio sarebbe la proprietà per cui la volontà di certe creature dipende solo da sé stessa, e non da dio. È facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una vera risposta. In senso logico causale, infatti: 1) Ha un significato affermare che una cosa, benché creata da dio, in nessun modo dipende da dio? 2) Il fatto di creare un essere dotato di capacità intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non potrebbe essere di per sé essere già considerata una azione malvagia?
In generale: il libero arbitrio è il concetto che viene più spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto è opinabile e paradossale. L'idea che il "libero arbitrio" esista, o che la sua esistenza sia "buona", costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono accettati da tutti.
Infine, si osserva che la definizione di "male" dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, non considerano "male" solo le azioni prodotte da esseri umani) perciò è comunque difficile trovare una definizione di "male" che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza di discorso.
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venerdì 14 dicembre 2007
Enunciato: in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa.
Paradosso: nessuno, nemmeno una divinità, può sapere ogni cosa
Paradosso: nessuno, nemmeno una divinità, può sapere ogni cosa
Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto "V" di tutte le possibili verità. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera:
L'elemento v appartiene ad S.
L'elemento v non appartiene ad S.
Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verità. Evidentemente, la famiglia di tutte queste verità è in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalità. Inoltre, in quanto appunto costituita di verità, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V.Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi,asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalità strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verità appena costruita avrà cardinalità maggiore di V, e dunque non potrà essere contenuta in esso. Perciò "V" non può essere l'insieme di tutte le verità.
In modo analogo al precedente paradosso, il Paradosso dell'Onniscienza mostra la non-consistenza di una attribuzione fondamentale di Dio.
L'elemento v appartiene ad S.
L'elemento v non appartiene ad S.
Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verità. Evidentemente, la famiglia di tutte queste verità è in corrispondenza biunivoca con l'insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalità. Inoltre, in quanto appunto costituita di verità, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V.Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemi,asserisce che l'insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalità strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verità appena costruita avrà cardinalità maggiore di V, e dunque non potrà essere contenuta in esso. Perciò "V" non può essere l'insieme di tutte le verità.
In modo analogo al precedente paradosso, il Paradosso dell'Onniscienza mostra la non-consistenza di una attribuzione fondamentale di Dio.
Per maggiori informazioni utilizzate il Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia
Etichette: Paradossi
martedì 11 dicembre 2007
Il paradosso teologico è un paradosso che, a detta dei suoi sostenitori, mette in luce carenze logiche nella spiegazione dei poteri sovrannaturali attribuiti al dio che è alla base del monoteismo. Tali carenze renderebbero logicamente insostenibile o assurda l'esistenza di un tale dio.
Cosi cita Wikipedia:
Enunciato: essendo Dio Onnipotente, può fare ogni cosa.
Paradosso: può Dio creare qualcosa che non può spostare?
Paradosso: può Dio creare qualcosa che non può spostare?
Sia che si risponda sì alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che Dio non è Onnipotente, o perché non è in grado di creare un simile oggetto, o perché non è in grado di spostarlo.
Questo paradosso vuole mostrare la contraddittorietà della qualità "onnipotenza" attribuita a Dio.
Adesso fsi che potete flashatevi...Ne inserirò altri naturalmente....
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